Servizo in dettaglio

Consulenza
previdenziale

Purtroppo in Italia l’integrazione pensionistica non ha avuto la dovuta spinta di incentivazioni ed informazione verso la platea dei lavoratori contribuenti, (futuri pensionati), come per es in Francia dove esistono 4-5 pilastri su cui costruire il proprio piano pensionistico integrativo ed arrivare al ritiro pensionistico con una adeguata copertura finanziaria che consenta di traghettare con serenità/minori problemi possibili, il periodo di anzianità in cui non si ha più un reddito da lavoro con cui affrontare le spese per vivere.

Di seguito una analisi della reason why sia drammaticamente necessario pensare ad una integrazione pensionistica ed una consulenza in tal senso si rivelerà uno tra i migliori investimenti a lungo termine che un privato possa realizzare.

È dimostrato che normalmente il TFR, (Trattamento di Fine Rapporto), viene speso ogni volta che un lavoratore cambia posto di lavoro. E ciò accade mediamente 4-5 volte almeno nel corso della vita lavorativa, arrivando alla soglia della pensione con solo l’ultimo TFR accantonato SE l’azienda lo ha accantonato.

Infatti, tipicamente il TFR in azienda è una posta di bilancio nella voce debitoria ma non ha come contropartita in banca della una giacenza di pari importo dell’accantonamento motivo per cui quando un lavoratore va in pensione con molti anni di anzianità, si vede liquidato a rate il TFR.

Tralasciamo la situazione in cui l’azienda non abbia mai la possibilità di liquidare il TFR a causa di dissesto finanziario o fallimento per cui l’INPS sopperirà, e dando per assunto che l’unica risorsa economica disponibile al momento del ritiro dalla vita lavorativa sia la pensione maturata grazie ai contributi versati negli anni all’INPS, (e/o a eventuali casse previdenziali di categoria), il reale problema sta nel tasso di conversione in erogazione mensile dei contributi versati negli anni che va assottigliandosi via via negli anni a causa dell’aumento dei pensionati ed alla diminuzione dei contributi.

Ai primi anni 200 il tasso di conversione era dell’80% ca mentre la previsione per gli anni 2030 è del 50-60% il che significa che a fronte di una pensione accantonata e maturata pari a 12.000 € annui, sarà erogata una pari al 50-60%.

Difficile sopravvivere con quelle somme se non si hanno altre fonti di reddito o non si è provveduto a crearsi una integrazione, appunto.

Ancora più drammaticamente realistica è questa proiezione se è tenuto conto dell’aumento reale dell’età della popolazione quindi della domanda pensionistica e dell’età di ingresso nel mondo del lavoro dei giovani che garantisce i versamenti contributivi per pagare le pensioni attuali.

Il sistema è infatti detto “sistema a ripartizione dove i contributi versati ogni anno dai lavoratori attivi sono utilizzati per pagare le pensioni dei lavoratori a riposo, ossia dei pensionati.

Il sistema a ripartizione è un mero sistema di gestione delle casse previdenziali che nulla ha a che vedere sui criteri di calcolo della pensione”, (fonte Google).

Emerge chiaro se ragionato limpidamente che il problema è ripartito anche tra chi sta andando in pensione e chi invece vi andrà tra molti anni: entrambi soffrono e soffriranno di un accantonamento insufficiente a garantire uno stile di vita almeno decente se non si interviene con accantonamenti in previsione del ritiro.

Purtroppo chi andrà in pensione nei prossimi 5-10 anni e non ha accantonato nulla per integrare l’assegno pensionistico e non ha un gruzzolo da parte, subirà uno scalino al ribasso del proprio reddito rispetto all’attuale con pesanti ripercussioni sullo stile di vita.

I giovani hanno invece l’opportunità di dedicare una parte del reddito, se riescono a produrlo…, ad un accantonamento previdenziale e cercare di minimizzare gli effetti negativi sulla propria esistenza che inevitabilmente una sotto-pensione chiamerà ad affrontare.

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