Servizo in dettaglio

Consulenza su
investimenti finanziari

Un esempio di come la consulenza finanziaria aiuti ad orientarsi nel labirinto ai più disorientante delle soluzioni di investimento è quanto di seguito esposto che, ancorché riferito ad una specifica soluzione di investimento, accompagna in un iter di concetti economici e finanziari che si intrecciano dietro e dentro un investimento.

Nello specifico questo argomento verte sul come impiegare liquidità in strumenti a rischio basso e controllato invece che lasciarla in Conto Corrente.
Vi sfido a trovare queste informazioni allo sportello bancario…

L’ELTIF, (European Long Term Investment Fund), è un fondo che ha un portafoglio composto di prestiti sindacati, (quelli normalmente riservati agli operatori istituzionali come tesorerie ed assicurazioni), portato a livello retail per mezzo di un fondo armonizzato UE, (UCIT).

La liquidità raccolta sul mercato presso i risparmiatori privati, con un rigoroso processo di analisi del rischio di credito, (Credit Risk Management), viene veicolata verso aziende selezionate da una società di investimento con adeguate capacità patrimoniali ed alta capacità professionale, per sostenere investimenti e sviluppo nell’economia reale.

L’esperienza nel valutare i rischi di credito e la qualità delle aziende verso cui veicolare gli investimenti sono elementi cruciali per il raggiungimento degli obbiettivi di ritorno per i sottoscrittori dell’ELTIF, i clienti retail, e. ad esempio la grande e solida Generali Assicurazioni lo scorso anno ha investito qualche centinaio di milioni di € in questo veicolo, riservato però ad investitori istituzionali per i portafogli delle gestioni separate delle polizze vita ramo I, (quei portafogli che garantiscono il capitale per la copertura del rischio morte).

Questo a comprova della qualità del gestore e del portafoglio.

L’ELTIF prevede un rendimento del intorno al 2-2.5% all’anno – netto delle commissioni di gestione/lordo tasse.

Tipicamente la durata dell’investimento negli ELTIF varia tra i 3 ed i 5 anni con NAV, Valore della Quota mensile, ovvero l’andamento dell’investimento è verificabile mensilmente sulla stampa specializzata e sul sito della società di gestione dell’ELTIF, (normativa a riguardo molto precisa sulla trasparenza).

Nel periodo di vita del fondo non è possibile liquidare l’investimento Questo perché la liquidità viene impiegata come sopra descritto ed i finanziamenti sindacati erogati alle aziende selezionate devono restare stabili per produrre i risultati previsti dai business plan creato e verificato ad hoc.

Le aziende investono questo denaro in impianti e beni immateriali che non possono essere dismessi in qualsiasi momento e che devono generare fatturato ed utili destinati, anche, pagare gli interessi stabiliti con l’ELTIF.

Alla scadenza del periodo di vita dell’ELTIF, stabilito inizialmente nel prospetto, normalmente viene distribuito ai clienti sottoscrittori un extra rendimento che, sulla base dell’esperienza dei collocamenti istituzionali passati, si aggira nell’intorno di un 4-6% netto commissioni/lordo imposte.

Infatti, la cedola stabilita del 2.50% annua è molto prudenziale rispetto al rendimento atteso dei prestiti erogati e l’eccesso sarà liquidato alla scadenza.

Quindi, ipotizzando la durata dell’investimento di 4 anni, 2.5% x 4 anni = 10% totale a fronte di tassi di ritorno del 4-7%/anno pagati dalle aziende. (16-28% sui 4 anni), creano lo spazio per l’extra rendimento a scadenza da liquidare ai sottoscrittori dell’ELTIF che in totale incamerano un rendimento cedolare del 10% ed un rendimento totale 14-17%, ovvero 3.5%-4.25%/anno netto commissioni e lordo tasse.

In questa situazione, tecnicamente il rendimento si definisce “premio per l’illiquidità”, ovvero la remunerazione del capitale investito e non liquidabile per un dato periodo di tempo rispetto ai depositi immediatamente liquidabili.

È un concetto molto noto nel mondo della finanza istituzionale e può essere paragonato ai vecchi Pronti Contro Termine degli anni ’70, ’80 e ’90 utilizzati per parcheggiare con poco rischio la liquidità per un determinato lasso di tempo durante il quale non si poteva disinvestire.

Questa è la situazione in cui opera CDP, Cassa Depositi e Prestiti, depositario di miliardi di € di risparmiatori-clienti di Banco Poste che ignorano l’utilizzo del loro denaro, ad esempio i reiterati salvataggi di Alitalia…ed i depositi vincolati sono utilizzati con “criteri politici” invece che industriali ed economici con processi di controllo degli obbiettivi prefissati.

Il senso odierno e più evoluto di questi fondi ELTIF sta nella volontà dell’UE di veicolare le enormi masse di liquidità presenti sui conti correnti verso l’economia reale, come succede da decenni nel mondo anglosassone ed USA dove le aziende sono indebitate all’80% con questi strumenti che raccolgono liquidità presso i privati, ed al 20% con linee di credito bancarie.

In Europa la proporzione è inversa ed abbiamo l’evidenza che le banche non stanno favorendo lo sviluppo e la crescita del tessuto produttivo del Paese.

Già Draghi quando era alla BCE più volte disse che la BCE aveva fatto tutto il possibile per creare liquidità nel sistema monetario europeo e che il testimone doveva passare ai singoli Stati con politiche fiscali e incentivazioni a favore dell’economia produttiva.

Invito ad una riflessione: tra il detenere sino a scadenza un BTP o simili per 3. 5. anche 10 anni a tassi ormai negativi o rasenti lo zero, (e che tali resteranno ancora per molto tempo nel futuro), sull’illusione della garanzia dello Stato, (che in punta di diritto non esiste più dal 2003), ed un ELTIF che grazie ad un rigoroso processo di selezione e controllo del rischio, (tecnicamente definito Credit Risk Management), testato nel tempo in varie condizioni e momenti di mercato per cui le garanzie sono qualitativamente migliori in merito all’impiego del denaro rispetto ad un titolo di Stato che viene emesso per rifinanziare debito e su debito e ancora debito… (che prima o poi presenterà il conto), beh scusate l’ovvietà, a mio avviso l’ELTIF è meglio e meno rischioso.

Gli USA ed il Giappone hanno tra i più alti rapporti Debito/PIL ma nessuno avanza dubbi sulla solidità e solvibilità dei loro titoli di Stato collocati a destra e manca in ogni dove vi sia liquidità da investire dato che sono grandi debitori ed ottimi pagatori: il denaro loro lo impiegano bene ed l’onorare interessi e capitale a scadenza ai creditori-sottoscrittori, non è messa in dubbio più di tanto, o solo in certe estreme condizioni di mercato.

In termini economici poi non c’è ragionevole paragone con il lasciare la liquidità in giacenza sul conto corrente in preda ad imposte e tasse ma soprattutto all’inflazione: questa dovrebbe essere una voce distinta esposta nell’estratto conto a fine anno dato che vale ca un 1.7-2.0% ad oggi e vedere una voce dopo quelle di addebito dei vari costi, imposte e tasse farebbe riflettere.

Ogni 10.000 € di saldo al 31/12, l’inflazione pesa tra i 170 ed i 200 € ma non viene decurtata dal saldo del conto, quindi non è percepita sino a quando si fa caso all’aumento dei prezzi e quindi a quanto meno beni e servizi acquisto con quella liquidità, rispetto all’anno prima.

Per concludere significo che il portafoglio di un ELTIF presenta anche il vantaggio di essere protettivo in caso di aumento dell’inflazione e conseguentemente dei tassi monetari, dato che i prestiti sindacati vengono erogati via via a condizioni reali di mercato che si riverberano in modo efficiente nei portafoglio dei prestiti sindacati selezionati dall’ELTIF ed i rendimenti a valle rilasciati agli investitori.

In una economia – sperabilmente – in ripresa l’inflazione inizierà a fare capolino ed i tassi a salire con buona pace delle aziende che vedono crescere i fatturati e gli utili in un contesto di espansione dell’economia e l’aumento dei tassi è ben sopportato.

Il problema sorge quando si passa da inflazione sana all’iper inflazione, quella causata dall’aumento dei prezzi senza aumento della produzione, il PIL, o nella stagflazione in cui c’è un aumento dei prezzi ed una stagnazione della crescita del PIL o alla attuale situazione di flebile crescita economica e dell’inflazione a causa che non vi è sufficiente reddito da spandere che spinga i consumi ed prezzi al rialzo.

Riflettendoci, l’inflazione è anche positiva per una economia ed aiuta a svalutare lo stock di debito pubblico…

Ritengo quindi questa soluzione una opportunità da valutare con attenzione, innovativa e che consente di far partecipare alla crescita dell’economia i risparmi del cittadino-consumatore-risparmiatore.

Ed anche se alcuni ELTIF ed i relativi prestiti sindacati collocati vedranno le aziende italiane una marginalità marginale destinataria della liquidità per investimenti, il nostro Paese beneficerà dell’effetto traino di altre economie europee dove invece verranno veicolati i fondi.

Ergo, meglio senatore a Roma o Imperatore in Gallia?

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